Scenario futuro del mercato dei fiori


AUTORE: Paola De Vecchis

E’ incredibile come la variazione architettonica del paesaggio urbano, possa incidere anche sulle abitudini personali.
Io ho sempre odiato i bar e le persone che, per socializzare o per leggere un libro, stanno ore sedute davanti ad un tavolino, ma devo confessare, che, da quando l’ex Mercato dei Fiori è stato trasformato, non solo nella sua finalità d’uso, ma anche nella struttura, trovo piacevole salire qui, sulla terrazza panoramica, a godermi il sole in primavera e in particolar modo, in inverno.

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La prospettiva del quartiere da qui è particolare. Si vedono i tetti disordinati delle case del Trionfale, così variopinti nella sedimentazione di abusi decennali, che ciascuno ha letto a proprio modo, e i giardini sulle terrazze di lavatoi divenuti appartamenti.
Lo sguardo spazia fino al centro della città e poi verso la Riserva di Monte Mario, con il suo verde intenso, interrotto solo dal bianco di villa Miani.
C’è vento fuori, ma una struttura in vetro e metallo ripara la terrazza dai rigori dell’inverno e il sole, che penetra indisturbato, illumina questo microcosmo di quiete, dove ormai i turisti vengono abitualmente per godere del panorama  e gli abitanti per incontrarsi o per ragioni di lavoro. Una parte di questo spazio è arredata con dei grandi divani, qualche poltrona e tutto ruota intorno ad un bar che, oltre la ristorazione, mette a disposizione dei clienti wi fi gratis. Non è difficile incontrare studenti, che si fermano qui per qualche ora in gruppo, o professionisti, che approfittano di una pausa per mettere a punto qualche cosa al computer.  E’ affascinante come in questo quartiere la storia si sia costantemente intersecata con la modernità, che comporta necessariamente trasformazioni. Qui tutto convive: il Casolare del 1400 dell’”Antico falcone” con questa nuovissima struttura; la Chiesa di San lazzaro, sorta in onore di Maria Maddalena nel 1278, con la città giudiziaria. La via Francigena continua a essere la meta dei pellegrini, che entrano a Roma per andare in Vaticano, mentre lungo l’Olimpica, le automobili sfrecciano a grande velocità.
Mi soffermo a guardare spicchi di luce e di ombra, che disegnano i divani e il pavimento in modo insolito e questa serra con alberi di agrumi, ulivi e ciotole di ciclamini dal rosa acceso. Un moderno giardino pensile, che ricorda vagamente quello costruito sopra il castello di Fumone, dove i nobili proprietari riuscirono a realizzare una specie di bosco in miniatura, con siepi e alberi di alto fusto.
In fondo alla sala c’è una libreria che, due volte a settimana, apre gli spazi interni per la presentazione di libri o per brevi conferenze d’interesse collettivo. Tutti possono usufruirne, basta prenotare e poi dividere la spesa fra quanti decidono di partecipare. Si scrive l’argomento su una lavagna, posta all’esterno con l’indicazione del giorno e, se si raggiunge il numero necessario di partecipanti, si realizza l’evento. A un lato della libreria, c’è uno spazio attrezzato per bambini, gestito da una cooperativa. E’ una ludoteca, che permette ai genitori di passare qualche ora con i figli, ma in totale rilassatezza.  La libreria e il bar non sono le uniche attività commerciali, ci sono anche alcune botteghe artigiane di ottimo livello qualitativo. Un gruppo di giovani, infatti, ha costituito un’associazione di creativi e ha, senza dubbio, contribuito a dare a questo edificio, un tempo degradato in ogni senso, un’immagine rinnovata di efficienza e di laboratorio permanente, in cui si sperimentano tecniche e materiali innovativi. Due volte l’anno questi ragazzi allestiscono una grande mostra, caratterizzata da un’esplosione di colori e di forme stravaganti, che crea una notevole affluenza di acquirenti e di curiosi.
Il piano intermedio dell’edificio è stato diviso in due parti: da un lato c’è una serie di uffici attrezzati, che il Comune affitta, giornalmente o per una o più settimane, a professionisti che hanno necessità di uno spazio funzionale alle loro attività in una zona centrale e facilmente raggiungibile con i mezzi. L’altra parte di questa grande area, un tempo decadente, è stata adibita a sala convegni multifunzionale. Ha una forma molto particolare, ovoidale, con grandi finestre che corrono lungo le pareti, ma in modo asimmetrico, come se volessero catturare la luce in tutte le fasi del giorno. Queste finestre sono dotate di vetri fotovoltaici, in grado di assorbire la luce, grazie a una speciale vernice trattata con gel di silicio amorfo, che trasforma i pannelli in semiconduttori. Il Nuovo Mercato dei Fiori è produttore, in proprio e in maniera autonoma, di energia.

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Le pareti della sala sono chiarissime e il pavimento è grigio perla. Le poltroncine, fissate a terra e disposte a semicerchio, sono provviste di tutte le tecnologie funzionali all’uso del computer, ma anche alla comunicazione con il relatore e fra i partecipanti, tramite una tastiera, che individua il numero della poltrona e il suo occupante.

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Un ascensore collega i piani fra loro e raggiunge anche il piano terra, dove c’è un parcheggio molto ampio, che ha permesso, finalmente, agli abitanti di riutilizzare i marciapiedi e le strade circostanti, un tempo invasi dalle automobili e dai camion degli operatori del vecchio  mercato.

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