Scenario futuro del Tevere


AUTORE: Gaia Pallottino

Per anni sono stata a passeggiare sul greto del Tevere in varie zone del suo percorso urbano, sognando come si sarebbe potuto attrezzarlo meglio, rendendo questo elemento di natura, sia pure affondato tra due muraglioni, questa’ acqua che scorre, anche se non troppo pulita, più vicina e fruibile dai romani.
Ci hanno pensato invece le imprese commerciali e i gestori della somministrazione di cibo e bevande, ad accaparrarsi gli argini del fiume d’estate, quando il rischio che una piena li sommerga non c’e’.
Il risultato però è tristissimo, per me totalmente respingente, una fila di capannucce di plastica bianca col tetto a punta (un modello ormai diffuso ovunque) si susseguono sugli argini del Tevere nel centro storico, avviluppando perfino l’isola Tiberina, l’isola bellissima, la cui presenza, facilitando il guado del fiume, ventisette secoli fa favorì la nascita di Roma.
Ho cercato di capire il perché dei muraglioni così alti, quando le piene del fiume restano sempre assai più basse del loro culmine, sommergendo magari pezzi di campagna a nord della città.
Quando dopo la piena drammatica piena del dicembre del 1870 mezza Roma andò sott’acqua non si poteva prevedere che le dighe, che sarebbero state costruite successivamente sul Tevere a monte di Roma, in particolare quella di Corbara, avrebbero reso le piene sempre meno intense.
Fu così che in un momento altamente drammatico, in maniera forse un po’ affrettata, si decise di realizzare il progetto più invasivo e distruttivo per la città, ma che sembrava il più adeguato per metterla al sicuro e cioè la costruzione dei muraglioni.
Per realizzarlo ci volle quasi mezzo secolo, durante il quale la città cambiò volto, tutte le strade che, sia sulla riva destra, che su quella sinistra, degradavano verso il fiume, luogo di incontri e di svago, di manifatture (i mulini), di trasporto di merci e persone (i battelli e i porti) furono rialzate verso i due lungotevere, che si trovarono così ad una quota superiore a molte parti della città.
Tutte le antiche funzioni del fiume scomparvero, perche il fiume era diventato irraggiungibile,
Così come i lungotevere con il passare degli anni diventavano due autostrade urbane, così gli argini del fiume diventavano luoghi di abbandono e di malaffare.
Non parliamo poi dello sfregio al patrimonio artistico della città particolarmente sentito nei luoghi più preziosi, vicini al fiume.
Nella zona dell’Ara Pacis, fu sotterrato il porto di Ripetta, oltre via Giulia fu cancellata la discesa al fiume di Palazzo Farnese, Ponte Sant’Angelo, i cui due lati scendevano a schiena d’asino, dovettero essere rialzati, mentre la costruzione del lungotevere fece interrare la parte inferiore di Castel Sant’ Angelo, che assunse un innaturale aspetto basso e deforme.
Molto delusi furono i sostenitori del progetto di Garibaldi, che prevedeva la costruzione di un canale secondario del Tevere, ampio abbastanza da raccogliere eventuali piene del fiume, che si sarebbe staccato da esso a ponte del Grillo e avrebbe aggirato la città ad est, ricongiungendosi al Tevere nella zona dell’ attuale EUR.
Questo progetto aveva il vantaggio di lasciare intatto il cuore di Roma, ma sopratutto era l’emblema di chi voleva una Roma operosa e produttiva. Lungo il corso secondario si sarebbero situati mulini e fabbriche di vario genere, che avrebbero creato posti di lavoro per la città, la cui popolazione era in continua crescita. Ma il destino di Roma capitale secondo i suoi governanti, doveva essere tutt’altro.
Questi gli antefatti.
Intorno al 2016-2017 cominciò a prendere forma a Roma l’idea un po’ pazza di abbattere i muraglioni, così brutti e così inutili, ricostruire l’antica fisionomia del centro storico di Roma e aiutare i romani e i non romani a riprendersi il fiume.
Il dibattito fu accesissimo, i pro e i contro, i costi e i vantaggi, tennero banco per un intero decennio, alla fine del quale la grande decisione fu presa. Bandi di concorso internazionali selezionarono i progettisti del più grande restauro urbano della storia. Ad essi seguirono gare d’appalto secondo un nuovo severissimo codice, studiato apposta per l’occasione, che mise fine al malcostume della corruzione così diffusa fino a pochi anni prima nel comune di Roma.
Il controllo dei cittadini ormai abituati all’attenta partecipazione di ogni cambiamento del territorio è stato determinante.
E’ il 15 ottobre del 2031, sono affacciata alla terrazza di Fuksas, lui e la moglie sono morti, ma la figlia con la quale sono rimasta in ottimi rapporti, mi ha invitato a vedere dall’alto il primo colpo di piccone, come si diceva un tempo, per l’abbattimento dei muraglioni.
Quanto dureranno questi lavori? Sicuramente non il mezzo secolo, che servì per costruirli, ma neanche il tempo brevissimo, che servirebbe per che io ne possa vedere la conclusione.
In effetti mi dispiace davvero, per una manciata di anni, di non poter assistere alla realizzazione del mio sogno apparentemente assurdo, di restituire il Tevere alla sua città.

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