Scenario futuro dell’ATAC


AUTORI: Irene e Valeria

Tempo fa una mia amica, Sara, mi disse: ” Sai che al quartiere Prati hanno organizzato per la stagione estiva un festival di musica davvero molto interessante?!” Così lo scorso sabato decidiamo di andare. Avevo appuntamento con Sara nel luogo indicato sul volantino “L’ex Deposito ATAC Vittoria”. Decido di prendere la metro e scendere alla fermata Ottaviano. Dopo anni di lontananza dal quartiere Prati, con grande stupore mi accorgo che hanno attivato un efficientissimo servizio di bikesharing.

Così decido di prendere la bicicletta e inizio a pedalare lungo la pista ciclabile di viale Angelico, e con piacere mi accorgo che gli incroci, un tempo pericolosi, fanno parte di un percorso sicuro.

Pedalando arrivo all’isolato dello storico deposito ATAC, che, dopo anni di abbandono e battaglie, finalmente è stato restituito alla comunità. Parcheggio la bicicletta nelle apposite rastrelliere e prendo via Monte Nero per fare un giro dell’isolato. Dall’esterno, il manufatto, pur mantenendo il suo carattere originario di corte, si è finalmente aperto verso l’esterno. Le storiche finestre alte e irraggiungibili sono state trasformate in luminosi varchi che permettono di collegare l’ex deposito con il vicino lotto verde, che ospita ancor oggi i giochi dei bambini, il centro anziani e il  baupark. Da una rapida occhiata mi pare di capire che anche quest’area è stata oggetto di recupero, probabilmente all’interno di un progetto unitario che ha interessato entrambi i lotti.
Via Monte Nero è stata portata allo stesso livello del marciapiede così da diventare un ampio viale pedonale pavimentato, attraversato solo dalle auto che entrano ed escono dal parcheggio interrato sottostante.
Con grande stupore noto che l’antico edificio industriale di Via Monte Nero oggi ospita una serie di attività culturali e sociali quali la libreria, il caffè letterario, e un piccolo auditorium.
Proseguendo per via Monte Santo vedo che la sede del DSM è stata mantenuta e dopo l’ultimo restauro è stata ampliata e resa ancora più efficiente, un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere e non solo. Gli spazi un tempo vuoti ospitano oggi ulteriori ambienti per la casa famiglia, nuove attività e laboratori, inoltre un centro di formazione per il personale sociosanitario che può svolgere nella struttura la sua attività di tirocinio. Scambio due parole con uno dei ragazzi del Centro affacciato alla finestra e mi dice che all’interno della corte hanno un piccolo giardino adibito ad orto, frequentato anche dagli anziani del centro vicino. Dentro di me faccio questa considerazione: grande idea  l’ortoterapia!
Raggiungo così piazza Bainsizza che dopo gli ultimi lavori è finalmente degna di tale nome. L’ingresso al deposito dalla piazza è stato risistemato: un ampio cancello con diverse entrate regola l’apertura e la chiusura dello spazio verde pubblico interno, lasciando un’ampia visuale per scorgere la meraviglia che si trova all’interno del lotto.

Giro su Viale Carso e al posto dell’antica pensilina del deposito mi accorgo che è sorto un edificio in linea che ospita al piano terra botteghe del commercio equo e solidale e laboratori artigianali; al piano primo invece si trovano appartamenti di piccolo taglio assegnati sulla base di un bando pubblico a giovani coppie e appartamenti di medio/grande taglio per famiglie numerose e cohousing. Alzo lo sguardo e intravedo sul tetto i pannelli solari. Dando poi un’occhiata più attenta mi accorgo che tutto l’edificio è costruito secondo principi bioclimatici e low cost.
Arrivo sullo storico ingresso di Viale Angelico. La facciata originaria è stata restaurata ma conservata. Entro dentro quelli che una volta erano gli spazi dedicati alla mensa, deposito e rimessa, oggi restaurati e adibiti a centro sportivo, con piscina, palestra e centro benessere.
Attraverso questi spazi accedo facilmente all’area verde interna che avevo già intravisto dai numerosi varchi di Viale Carso e di Via Monte Nero, o dall’ingresso di Piazza Bainsizza.
Ciò che si apre ai miei occhi è un vero e proprio parco urbano.
Mi accorgo che la piscina ha una grande vetrata che si affaccia sull’area verde. Inoltre è in continuità con un ampio specchio d’acqua che occupa parte del parco, come fosse una piscina all’aperto, ma che in realtà è funzionale solo al raffrescamento dell’area.

Continuando la mia scoperta con sguardo attento ed incredulo, noto che i grandi spazi delle ex officine coperte, un tempo rumorosi e trafficati, oggi non ci sono più. Resta, però, un binario con un vecchio tram storico,  un tempo pieno di pendolari e viaggiatori, oggi assaltato da giocosi bambini. E’ proprio lì che si concentra il divertimento per i più giovani.

I percorsi pavimentati hanno un andamento piuttosto sinuoso e questo rende più interessante la forma del giardino e crea aspettativa di ciò che può essere visto dopo la curva successiva.  Mentre cammino vedo passare accanto persone che praticano jogging.

Giungo in prossimità dell’ingresso di Piazza Bainsizza dove si trova un romantico pergolato da cui scendono bellissimi glicini.

Mi ritrovo immersa in un vero e proprio giardino olfattivo che mi riporta alla mente quello dell’Alcazar a Siviglia. Rose, gelsomini, iris, lavanda, alberi di limoni e aranci,  piante degli aromi utilizzati in cucina, come rosmarino, timo, maggiorana, salvia. Tempo fa avevo letto della tecnica del  ‘bioenergetic landscape’, che basa i suoi studi sulla relazione uomo-natura e sulla convinzione che il contatto con le piante abbia un effetto positivo sulla salute fisica e mentale dell’uomo. Devo dire che dopo questa immersione in colori e profumi mi sento rigenerata!
Continuo la mia scoperta e mi concedo un momento di breve pausa all’ombra di un grande leccio. Io scelgo di sedermi sul prato, ma, come me, altre persone si godono l’ombra seduti su panchine sparse qua e là lungo i percorsi.
Giungo finalmente alla platea con gradoni, dove si tengono concerti, spettacoli teatrali e cinema all’aperto, realizzata su una collina naturale che permette un’ottima visuale. Intuisco che è proprio lì che si terrà il concerto. Vedo già che qualcuno ha cominciato ad accaparrarsi i posti migliori!
Mentre aspetto che mi raggiunga la mia amica chiedo informazioni ad una giovane mamma per saperne di più di questa fantastica trasformazione. La ragazza mi racconta che lei stessa ha partecipato attivamente al processo di progettazione partecipata alla base dell’intervento. Dal processo sono uscite una serie di linee guida che si sono dimostrate un valido strumento per l’amministrazione pubblica per redigere il bando alla base del concorso di progettazione e realizzazione dell’intervento di recupero. Le linee guida, oltre a individuare quali aree e funzioni fossero da conservare e valorizzare hanno dato interessanti indicazioni per la progettazione dell’area: altezza degli edifici, verde centrale, aspetti biocliamatici. Aggiunge anche che se ne avessi voluto sapere di più avrei trovato tutte le informazioni negli uffici del centro civico situato in quel grazioso edificio, oggi restaurato, dove una volta c’era la sottocentrale elettrica. Inoltre, se avessi voluto approfondire il tema della partecipazione, all’interno dello stesso edificio avrei potuto seguire interessanti corsi di progettazione partecipata finanziati dal comune e organizzati dal gruppo di facilitatori che ha seguito il processo.
Mi squilla il cellulare: finalmente la mia amica è arrivata. Ci andiamo a sedere su uno dei gradoni della platea e aspettiamo entusiaste che inizi il concerto!

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