Scenario futuro di Piazza della Libertà


AUTORE: Paolo Mirabelli

Sono finalmente riuscito a tornare a Roma con mio figlio a camminare un po’ per la città come facevo quasi quotidianamente quando avevo la sua età. Siamo venuti in uno dei posti che più mi suscitava emozioni contrastanti per le sue caratteristiche. Era attraente per lo spazio verde che si affacciava sul Tevere in un punto suggestivo con il Pincio a fare da quinta sullo sfondo. Era però anche, forse principalmente, repellente per il traffico veloce che lo attraversa con l’incrocio tra una delle principali arterie di grande scorrimento di Roma, il lungo Tevere, e il ponte dove arrivava un fiume di auto dal Muro Torto.  Mio figlio non poteva credere che quel giardino incorniciato da villini primi ‘900 con un lato aperto sul Tevere fino alla quinta del Valadier fosse stato ridotto ad uno svincolo, con tanto di sottopassi e anelli, tra la circonvallazione della zona a traffico limitato e il flusso di traffico in entrata e uscita verso Nord.

La prima cosa che mi stupisce già avvicinandoci dalla fine di via cola di Rienzo è che quegli spazi che non erano vissuti da gli abitanti del quartiere nonostante le potenzialità che in altre città ne avrebbero fatto un punto di attrazione anche turistica oltre che per la vita all’aperto e sociale locale ora sono frequentati. Non è uno spazio informe ma articolato da elementi anche semplici e piccoli quali chioschi e strutture per bambini o spazi verdi arredati con servizi come piccoli bar e gelaterie ai margini.

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Mi avvicino quasi timoroso in direzione del Tevere ricordando la sensazione di pericolo e ansia che l’avvicinarsi alla cesura urbana, causata appunto dalle strade percorse ad alta velocità, già a distanza provocava ma invece non c’è più quel senso di repulsione dovuto al rumore e all’odore del traffico. In effetti dei veicoli ci sono comunque ma il traffico è minimo: forse il traffico è stato finalmente pianificato e riorganizzato drasticamente con dei progetti organici al livello urbano per il trasporto dei milioni di abitanti che si spostano ogni giorno a Roma, o forse dev’essere per i nuovi servizi di mobilità su smartphone che, finalmente forniti come servizio pubblico con il rigoroso rispetto dei dati personali degli utenti, riescono però a fornire indicazioni per lo spostamento tramite mezzi pubblici o anche privati utilizzando l’intera rete viaria ed evitando quindi grosse arterie che spostano grandi volumi di traffico provocando ingorghi alla loro uscita con il risultato di aumentare l’inquinamento prima per la velocità nella scorrimento veloce e poi per le lunghe file alla fine delle arterie dove queste si trovavano comunque un collo di bottiglia in uscita. Quale che sia il motivo il risultato è che adesso questa piazza è piena di persone che passeggiano attratte dal susseguirsi di elementi di interesse e di articolazione dello spazio a breve distanza gli uni dagli altri, bambini che giocano con le semplici attrezzature per le varie fasce d’età (persino attrezzature per l’esercizio fisico degli anziani), e ragazzi che si incontrano, facendone una cerniera per con la zona, al di là del Tevere, di piazza del Popolo, stimolando così le persone a camminare di più essendo ora questo non più un fossato repellente come si percepiva prima ma al contrario una successione di chioschi, bar, panchine, angoli panoramici e suggestivi che stimolano a continuare a percorrerlo probabilmente anche da quanti prima volendo passeggiare in un ambiente verde gradevole prendevano la macchina e si spostavano aumentando il traffico soprattutto al rientro per dover cercare parcheggio e in una spirale viziosa rendendo sempre più sgradevole ambiente. Non so se è stato difficile ma in ogni caso sono sicuro ne sia valsa la pena.

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